Giorno 28 - (A colloquio con il piccolo Leo Karl: gli Albigesi e la crociata contro i Domenicani)

22 novembre 2005, 02:19

Un caleidoscopico parto con forcipe porta alla luce Leonhardt Karl Navarro Merari y Minyar al-Qaddafi, primogenito della nostra eroina ed erede illegittimo al trono di Libia. Leo Karl nasce innervosito aldilà  delle pià ottimistiche previsioni, ed iniza dal plagio di chiunque gli capiti a tiro la realizzazione del piano di vendetta ai danni del padre per cui è stato messo al mondo. Lo affianca nella sua ascesa sociale Mr. Wiggles, ambiguo pupazzo suo primo compagno di giochi.

“Io sono ebrea, tuo padre musulmano, è giunta l’ora che tu decida da che parte stare”.
Leo Karl mi osserva con lo sguardo sospettoso con cui si scruta un funzionario bancario che ti propone un mutuo al sette e venticinque per cento di tasso d’interesse.
E’ nato da pochi giorni, mi tedia come un trentenne in crisi e mi mette a disagio come un ottantenne.
Siediamo nella mia cabina a fumare due havana che si è fatto importare con una partita di cocaina per Mr Wiggles, il suo pupazzo. Leo Karl tira una boccata profonda e sentenzia:
“Battezzatemi cataro, madre”
“Cataro? Come diamine faccio a battezzarti cataro? Sbattezzare, semmai.”
“Spompinare, magari!”, Mr Wiggles, dall’angolo della cabina, da dove sta tirando le sue righe quotidiane. Finisce di aspirare, ridacchia, balza già dallo sgabello e viene a sedersi a fianco di Leo Karl.
“Sai Leo Karl, è una fortuna che tu sia sceso tra noi. Con tua madre stava diventando una tale noia. Ora potremo finalmente sperimentare del buon ménage à  trois
Spengo il sigaro sul braccio di Wiggles, che nonostante parli e sia un tossicodipendente, è pur sempre fatto di lana. L’orsetto guaisce una bestemmia e si va a rifugiare tra le braccia di Leo Karl.
“La prossima volta ti sventro di tutta la lana che hai in corpo, scarto di capra” sibilo. Poi a Leo Karl:
“Tu piuttosto, non mi hai ancora comunicato a quale parte di inferno vuoi assicurare la tua anima. E leva i piedi di lì.”
Leo Karl si riassetta sulla poltrona.
“E’ una questione complessa, madre, avrò da approfondire i miei studi di teologia prima di decidere. Certo non voglio far parte di una religione che annoveri tra i suoi membri gente mediocre come voi e inetta come mio padre. Ma i Catari mi paiono la scelta migliore. Bisogna riprendere in mano il lavoro lasciato ai posteri dal perfetto Guglielmo Belibasta, non trovate?”
“Trovo che un eretico era proprio quello che mancava a questa nave. Ora siamo veramente apposto.”
“C’è anche da riformare un intero apparato teoretico rimasto arenato al 1300. Dovrete finanziarmi un viaggio nel Vecchio Continente sulle tracce degli Albigesi, passando però per Kinshasa”
“Cosa devi andare a fare in Congo?”
“Scorta di armi per la punizione dei porci domenicani, madre, responsabili del nostro sterminio.”
“Darai un grosso dispiacere a tua nonna”
“Per via dei domenicani?”
“No, per via degli Albigesi. Si avvicina il giorno del tuo pidyon ha-ben, e tua nonna si sta occupando personalmente del seudat mitzvah. Cosa le dirò adesso?”
“Madre, come diavolo parlate?”
“Non ridicolizzare le nostre sacre cerimonie, piccolo sputo, hai capito? O il prossimo sigaro te lo spengo in un occhio. Adesso raccogli quell’ammasso di acari e sparisci.”
“E’ piuttosto sconveniente da parte vostra rivolgervi a me in questo modo. Non dimenticate che io sono la conditio sine qua non della vostra vendetta contro mio padre, e – con rispetto parlando – cercherei di essere un po’ pià carina con me. Vieni Wiggles, amico mio, andiamo a trovare le cuoche.”
“Non toccate Guendalina.”
“Non ci permetteremmo mai. Buona giornata madre”.
Leo Karl prende il suo pupazzo per mano e si avvia. Mr Wiggles si volta, mi strizza l’occhio e si richiude la porta alle spalle.