Giorno 25 - della maternità  vendicativa

30 luglio 2005, 20:01

Riassunto delle puntate precedenti: mentre già  pregusta le gioie da futura first lady della Rivoluzione al fianco del suo eroe nonché promesso sposo Mu’ammar, la nostra povera Judith riceve una drammatica lettera in cui il Leader libico le comunica la rottura del loro fidanzamento, a causa delle voci sparse a Tripoli sulla presunta inattidudine della giovine ebrea a procreare nuova genie per la causa Socialista…


Le urla risuonano per tutta la Corvetta, corrono per le balaustre, si infilano furiose nei corridoi, rimbombano le cabine, i marinai si destano dal torpore del primo pomeriggio, le loro donne strabuzzano gli occhi ed i loro figli interrompono i giochi, il mare si ingrossa, il vento ulula, la furia degli elementi improvvisamente si abbatte sulla nave nel Giorno della Tragedia.
Tigeide piomba nella mia cabina.
-SIIIIIiiiiggnnnnoooOOOOORAAAAAAAAaaaaaa
La vedo agitarsi millemiglia lontano da me, che corro per la cabina con la vestaglia e i capelli impazziti, rovescio vasi, mando in frantumi vetri e specchi, e anche la mia amata collezione di porcellane cinesi.
-MALEDETTOCANEMALEDETTIMALEDETTIPORCISCHIFOSIIIIIII….
MALEDETTICANIMALEDETTIIII….AAAAAAAH!PAGHERETECARAAAAAPAGHERETEEEEE…
Cado al suolo senza forze. Poi è il buio.

Tigeide sulla mia faccia che mi osserva e mi prende a sberle.
-Che DIAMINE stai facendo, STREGA MALEFICA NON MI TOCCARE…
Tigeide si rialza, si gira verso un nugolo di femmine, fa un cenno della testa e le donne escono dalla cabina.
-Bentornata madama. Beva qua, che starà  meglio.
-Che è sta schifezza…
-Uova sbattute signora, uova e liquore, vedrà  che salute...
La spingo bruscamente all’indietro, lei e la tazza con le uova sbattute.
-Adesso tu mi stai a sentire, strega maledetta…tttuuuuu non ci provare, non ci provare, cosa creedi, che io noon lo so che è tutta colpa tua?
Tigeide mi osserva.
-Ttuu malefica, è uno dei tuoi riti pagani, che il cielo ti perdoni per la tua dannazione, uno dei tuoi….dei tuoi…SABBA INFINGARDI, brutta STREGA…
Mi alzo, infilo le babbucce e inzio a girare intorno alla poltrona.
-Certo, deve essere sicuramente questo. Tu eri invidiosa di me e di Mu’ammar, io sarei diventata ancora pià ricca e famosa, e tu non saresti rimasta che la mia schiava negra, e basta, avrei donato al mio Popolo una progenie sana e forte, sissignore che l’avrei fatto, e il mio nome sarebbe stato onorato in tutto il globo, mentre tu, tu, sgualdrina, saresti rimasta la serva e basta. Allora mi hai fatto la fattura, hai fatto una bamboletta e ci hai infilzato i ferri, hai bruciato la ciocca nel pentolone bollente con la rana e il topo e il liocorno…
-Ha sbagliato favola signora, quella è la strega di biancaneve, noi ci limitamo alle danze attorno al fuoco.
-SFACCIATAMALEDETTA…
Le lancio dietro gli ultimi vasi giapponesi rimasti in camera, che lei naturalmente schiva senza troppi problemi.
La osservo terrorizzata, mi allontano, tirandomi su un asciugamano fino agli occhi…
“D-Demonio…” sussurro indietreggiando piano “Tu sei…un demonio….cosa vuoi da me! VATTENE! SPARISCI! SPRITO MALEFICO! AIUTO! AIUTATEMI! IL DEMONIO! IL DEMONIO!”
Con pochi passi Tigeide mi si avvicina e mi prende per le spalle.
-Adesso si sieda signora, la finisca, si sieda e veda di non svenire un’altra volta, ora io le metto un disco, si? Ora io le metto la musica così lei si riposa.
-Si…si…la mia musica…brava tigeide, la mia brava tigeide, come sei brava…musica…papapapa…si…dadada…ecco…si.
Sto per stendermi sulla mia poltrona quando vedo le femmine che si accalcano fuori dalla mia finestrella, curiose come galline chiatte. Mi alzo di scatto, mi fiondo alla porta che spalanco sul ponte.
Imponenti masse di femminee carni, fertili e sudate, fissano i loro occhi bovini su di me.
-Signore…vi pensavo intente ai vostri studi di chimica organica nei vapori delle cucine. Invece state qua. Vi pago forse per stare qui? Romilde? sei pagata per stare qua?
La cuoca guarda le compagne che ridacchiano, di me, sicuro, tutti ridacchiano di me, e si passa il canovaccio legato attorno alla vita in mezzo al seno prosperoso, sfatta dal calore.
-Raccogliete i vostri chiassosi ovuli e tornatevene dove vi spetta, megere, e che non vi veda mai pià qua sopra, o vi decapito con le mie stesse mani, parola mia.
Le sguattere tornano sghignazzando sotto coperta. La montagna di carne si dissolve, e lascia Guenda dietro, che per tutto il tempo ha steso i panni, indifferente come suo solito. Le segue con lo sguardo e poi osserva me, qualche istante. Poi si china nella bacinella colma di teli e riprende a stenderli.
Rientro e sprofondo affranta tra le braccia della mia fida Tigeide.
-Gliela farò vedere io, Tigeide, se non sono in grado di figliare. Gliela farò vedere, e si morderà  la lingua, e tutti sapranno e si pentiranno! Io! Figlia di Figli! Vedranno…
Tigeide mi culla piano senza proferir parola.



  1. — Edo    lug 31, 23:39    #