Giorno 24, o della Sposa Ripudiata

13 luglio 2005, 22:15

Judith, che Allah abbia pietà  di te.
Ho pensato molto a lungo sulla mia chaise longue di pelle di coccodrillo alla nostra situazione.
Sei una donna saggia e piacente e nel fiore degli anni.
Il tuo grembo avrebbe maturato figli sani e forti per la nostra gente, che avrebbero onorato il nome della Sacra Libia per tutto il mondo, che il grande Allah possa sempre poggiare il suo divino sguardo sulla nostra Terra.
Ma i medicamenti chimici che tu adoperi per il tuo Male fanno di te una donna debole, che non potrebbe garantire una nobile e forte filiazione.
Il tuo grembo è piccolo, la tua costituzione fragile. Il Male, che pure rende te una creatura nobile (Il grande Maestro Sufi à‚bà» Hamid à¢lGhazalà®, che Allah l’abbia in gloria, scrive: “La malattia è una delle forme di esperienza tramite le quali gli uomini giungono alla consapevolezza di Dio. Dio stesso, infatti, ci dice: Tutte le malattie sono i Miei assistenti che Io dispenso ai Miei amici prescelti”), ti rende poco incline al parto fecondo, soggetta a continue melanconie, e noi vogliamo una progenie robusta negli intenti, nella morale e nella tempra.
Devo interrompere qui i nostri propositi di matrimonio, tu comprenderai, è per il bene del Popolo e per la lunga vita della Rivoluzione.

Allah yisallimak Judith
Muammar Abu Minyar al-Qaddafi
Guida della Grande Rivoluzione del Primo Settembre del Popolo Socialista dello Stato Arabo Libico

Rimango con la lettera aperta in grembo per un buon tre minuti.



  1. e.p.f.    lug 14, 00:25    #