On your marks…

20 Maggio 2005, 00:36




Al via la MilleMiglia 2005.

1000miglia

Sprezzante delle intemperie e incurante del pericolo, Judith si appresta a tagliare ancora una volta il traguardo della favolosa maratona. Ma certo! Con la sua Triumph Spitfire MK2 1965! STUPISCICI ANCORA, JUDITH!



Erotomechanics presents: Autobahn[-auffahrt] (un omaggio)

19 Aprile 2005, 13:56

KW



” Amiamo le macchine che noi stessi ci siamo costruiti, con esse abbiamo una relazione semi-erotica.”


(senza parole)

26 Marzo 2005, 02:01





love (la consunzione a cui hai sempre aspirato)

11 Gennaio 2005, 17:28

fantasmi. fantasmi che girano. avanti.


Che delusione.
Amo in uno stato prossimo all’adorazione.Quando io amo, non mai una carezza, non mai un affetto profondo, non mai fiducia reciproca, e tutte quelle cose l. Quando io amo odio, violenza e crudelt, negazione di ogni forma di rispetto fisico e morale, cancellazione del s per una pi alta forma d’essere. Quando io amo, divento un tumulto di organulii tossici. A me l’amore riserva ben pochi istanti di felicit. Non riesco ad essere completamente felice, perch in ogni momento mi aggredisce il germe del sospetto, del possesso carnale, del prossimo abbandono, di una imminente fine. Guardo quel corpo con le pupille dilatate, febbricitante. Diventa una specie di ossessione, tra tutte la pi violenta, perch ha a che fare con un essere umano, e l’essere umano vive e agisce oltre ogni tuo controllo.Posso essere ossessionata da un oggetto, da una parola, da un luogo.Ma la morfologia dei corpi mutevole, maledettamente mutevole, e l’uomo tra gli enti mondani che mi possono ferire di pi.

Perdere il senno, aldil delle pi comuni suggestioni letterarie.

Perdere il senno pu essere esaltante, ma la sofferenza che ci comporta devastante.

Perch

here I stand.

Di nuovo.

Ancora.

Nuda.

Carne viva.

Spellata e scuoiata.

Abbandonata dalla mia stessa ragione, per mia stessa volont, sono in balia degli elementi, che non sono mai stata capace di fronteggiare in alcun modo.

Ed ora, adesso, io dico: eccomi.

Sono qui, con i capelli al vento, pronta. Come sempre. Disposta a tutto. Un corpo inerme, completamente inerme, incapace di coprirsi con malizia. Non so fare altro che offrirmi, con il volto di una bambina. Hurt me.
E’ facile, vedrai.

Si gioca cos.

Si prende questo coltellino, senza lama, non temere, non serve, ecco, si prende questo coltellino e si prende a schiacciare sulla carne, prima per gioco, per vedere l’effetto che fa sulla sostanza pulsante, poi quando si eccitati abbastanza, si inizia a spingere, senza troppa forza (altrimenti non c’ gusto), insisti, insisti, finch non sgocciola un po’ di sangue. E’ il tuo orgasmo, quello che conta. A me d gioia guardare. Sentire il dolore. Tagli il braccio o muori di fame? In entrambi i casi ti farai male, ma si saggiano dolori diversi, sensazioni sensibilmente differenti.E amo, io amo sempre, comunque si faccia. Perch questa la parte che recito qui, questo il ruolo che mi fu assegnato. Quello di amare le cose del mondo, di filtrare ogni fenomeno tramite la mia griglia rossa, di non restare indifferente, di vivere con inevitabile passione o essere gettata nella disperazione pi nera. Quindi io sono questo. Sono violenza.

Che delusione.
Si.
Si pu restar delusi. Si pu? Non sono un angelo. Non sono un piccolo demonio. Sono un essere umano che ama la polvere della terra, e questo pu lasciar delusi. Ma dietro la polvere che mi copre, c’ la mia carne. La mia carne devota, inappagata, adorante. Pronta al sacrificio, per quello che c’ l.


Il signor vaillant e l’inevitabilit dell’entropia

24 Novembre 2004, 15:07

Alle dieci suona il campanello, mi affaccio alla finestra, apro il portone e ancora in pigiama, un elastico delle trecce giallo ed uno nero, faccio entrare l’omino della Vaillant.

Lo conduco senza troppe cerimonie alla caldaia incriminata, su cui negli ultimi giorni stanno convergendo ire, sfoghi, maledizioni ed improperi di questa mia singolare famiglia.

Con tutta la professionalit della sua tutina blu, l’omino dai capelli bionditi dalle meches inizia ad armeggiare attorno a questo mostro sputafuoco che spinta e stantuffa ma che di partire non ha la bench minima idea.

Poi finisce di fare rumore, mette gi il cacciavite, incrocia le braccia e fissa la caldaia.

Unisco le mani dietro la schiena ed inizio a contemplarla anch’io, la mia Macchina Stanca.

Subito, il verdetto.

“Questa la pompetta”

“Ah”

“Si, signora, qua la pompetta. Anche se per dirla tutta, la caldaia sarebbe da cambiare”

Ma non mi dica. Capisco. E quanto costa questo affare da cambiare” taglio corto.

“Beh, dovrei vedere il listino ecco”

“Si, ma circa, cento, duecento, trecento, duemila euro? circa?”

“Eeeh, beh, io…mi sembra sui centocinquanta duecento”

“Eh.”

“Aspetti, controllo il listino”

Si porta in salone, apre la sua valigetta delle meraviglie (cacciavitichiodibullonipinzetenaglie), caccia un libretto e sentenzia:” Duecentocinquanta signora”

Parte con la spiegazione di rito, quella che i tecnici ti fanno per ragguagliarti sui mali dei tuoi elettrodomestici, per renderti partecipe del sensuale mondo della patologia meccanica, quando la pompetta non va bene il calore non si disperde nelle tubature, e al tempo stesso per rendere pi gentile la fregatura che, a breve, ti rifileranno.

Mentre si impegna a spiegarmi il processo di fitta concatenazione causa/effetto che dalla caldaia porta me ad avere una camera riscaldata, io annuisco educata.

Poi, alla fine, la chiosa trionfale.

“Per signora” (dalli) “Io mi permetto di darle un consiglio. La caldaia vecchia, vi sta dando un sacco di problemi, noi la pompetta la cambiamo anche, ma poi? Xe come sistemar na scarpa vecia, ratopemo de qua e doman se fa un buso de la, capisce? Come tutte le cose, il passare del tempo le rovina sempre di pi, e potrebbero esserci sempre pi guasti, non c’ niente da fare...”

“Gi”, dico.

Fisso i piedi dello chat noir appeso. Gi, rieccola, l’inevitabilit dell’entropia. Ancora una volta la vince lei, lei, sempre lei, che ci schiaccia con il suo processo irreversibile, noi, piccoli, inermi. L’entropia sicuramente l’unica reale potenza del mondo. Quando meno te l’aspetti, essa appare in tutta la sua sconvolgente verit. Si, l’entropia la potenza reale dell’universo. Eccolo, il trascendentale. Altro che vita, altro che linguaggio, altro che io. L’entropia! L’entropia!

L’omino mi sta fissando, ignorando l’amara verit di cui, giorno per giorno, casa per casa, si fa portavoce. Il signor Vaillant con le meches, Zarathustra suo malgrado di questa umidiccia provincia, un illuminato ignaro del suo status di profeta della catastrofe.

Lo guardo piena di rispetto. “La ringrazio.”

“Grazie a lei signora, allora io le mando l’idraulico per il preventivo della caldaia cos ci pensate un po’.”

“Si, si, molto bene.”

“Arrivederci”

“Arrivederci”.

Vado in cucina, e guardo la caldaia, il tragico ideogramma filosofico-meccanico della mia esistenza domestica.


J-Mobìl

27 Ottobre 2004, 15:33

che tra l'altro ce n'è una che gira per mirano e io è un po' che ci ho messo su gli occhi.


Judith romba su e giù per le colline a bordo della sua graffiante spider, LA TRIUMPH SPITFIRE MK2 DEL 1965, CHE STILE! CHE GRINTA!


Elektrotechnisch industriell: die petrolchemische Abend.

23 Ottobre 2004, 14:18

“Juditta techno raver.

Hai anche le fiscduroll”.

Prendi una nebbiosa strada verso Marghera.

Nebbia buio campagna deserta.

Poi dal nulla, emergono loro, le creature archeologiche.

Belle, fiere, gelide, imponenti.

Erotomacchine in acciaio lubrificato.

Imbocca una stradina impervia tra le puttane sui marciapiedi e i cassonetti.

Benvenuto al petrolchimico.

Entra, fatti stuprare dal RUMORE, bassi cos bassi che ti trema la cassa toracica, frequenze di un’altezza insostenibile chiudi gli occhi e sopporta, perch il bello deve ancora arrivare.

La senti dallo stomaco alle sinapsi, sei solo, assolutamente solo, sei l’icona della solitudine.

Mi siedo e mi sento lo sguardo vacuo. Un’unica proiezione ossessiva per tutta la durata dello sfogo dei finlandesi, due braccia fuse al gomito ed un taglio che parte dal polso destro e finisce a quello sinistro, e mi accorgo solo alla fine che l’ho seguito per un’ora intera, lentissima costrizione mentre la linea delle frequenze si sbatte come un serpente appeso per la testa.

(silenzio?)

E quando mi riprendo indago su di me con una lucidit sufficiente per scoprire che io sono un sistema molto pi serio di certi palloni gonfiati quass..