Alle dieci suona il campanello, mi affaccio alla finestra, apro il portone e ancora in pigiama, un elastico delle trecce giallo ed uno nero, faccio entrare l’omino della Vaillant.
Lo conduco senza troppe cerimonie alla caldaia incriminata, su cui negli ultimi giorni stanno convergendo ire, sfoghi, maledizioni ed improperi di questa mia singolare famiglia.
Con tutta la professionalit della sua tutina blu, l’omino dai capelli bionditi dalle meches inizia ad armeggiare attorno a questo mostro sputafuoco che spinta e stantuffa ma che di partire non ha la bench minima idea.
Poi finisce di fare rumore, mette gi il cacciavite, incrocia le braccia e fissa la caldaia.
Unisco le mani dietro la schiena ed inizio a contemplarla anch’io, la mia Macchina Stanca.
Subito, il verdetto.
“Questa la pompetta”
“Ah”
“Si, signora, qua la pompetta. Anche se per dirla tutta, la caldaia sarebbe da cambiare”
“Ma non mi dica. Capisco. E quanto costa questo affare da cambiare” taglio corto.
“Beh, dovrei vedere il listino ecco”
“Si, ma circa, cento, duecento, trecento, duemila euro? circa?”
“Eeeh, beh, io…mi sembra sui centocinquanta duecento”
“Eh.”
“Aspetti, controllo il listino”
Si porta in salone, apre la sua valigetta delle meraviglie (cacciavitichiodibullonipinzetenaglie), caccia un libretto e sentenzia:” Duecentocinquanta signora”
Parte con la spiegazione di rito, quella che i tecnici ti fanno per ragguagliarti sui mali dei tuoi elettrodomestici, per renderti partecipe del sensuale mondo della patologia meccanica, quando la pompetta non va bene il calore non si disperde nelle tubature, e al tempo stesso per rendere pi gentile la fregatura che, a breve, ti rifileranno.
Mentre si impegna a spiegarmi il processo di fitta concatenazione causa/effetto che dalla caldaia porta me ad avere una camera riscaldata, io annuisco educata.
Poi, alla fine, la chiosa trionfale.
“Per signora” (dalli) “Io mi permetto di darle un consiglio. La caldaia vecchia, vi sta dando un sacco di problemi, noi la pompetta la cambiamo anche, ma poi? Xe come sistemar na scarpa vecia, ratopemo de qua e doman se fa un buso de la, capisce? Come tutte le cose, il passare del tempo le rovina sempre di pi, e potrebbero esserci sempre pi guasti, non c’ niente da fare...”
“Gi”, dico.
Fisso i piedi dello chat noir appeso. Gi, rieccola, l’inevitabilit dell’entropia. Ancora una volta la vince lei, lei, sempre lei, che ci schiaccia con il suo processo irreversibile, noi, piccoli, inermi. L’entropia sicuramente l’unica reale potenza del mondo. Quando meno te l’aspetti, essa appare in tutta la sua sconvolgente verit. Si, l’entropia la potenza reale dell’universo. Eccolo, il trascendentale. Altro che vita, altro che linguaggio, altro che io. L’entropia! L’entropia!
L’omino mi sta fissando, ignorando l’amara verit di cui, giorno per giorno, casa per casa, si fa portavoce. Il signor Vaillant con le meches, Zarathustra suo malgrado di questa umidiccia provincia, un illuminato ignaro del suo status di profeta della catastrofe.
Lo guardo piena di rispetto. “La ringrazio.”
“Grazie a lei signora, allora io le mando l’idraulico per il preventivo della caldaia cos ci pensate un po’.”
“Si, si, molto bene.”
“Arrivederci”
“Arrivederci”.
Vado in cucina, e guardo la caldaia, il tragico ideogramma filosofico-meccanico della mia esistenza domestica.