La guerra del fàtbol e altre storie

Dialogo tra la sottoscritta e il piccolo Giovanni, Nocera Inferiore (SA), che si sta trastullando con un rotolo di banconote da cinquanta.


“Mamma mia come parli bene l’inglese, io non lo parlerò mai così.”
“L’inglese bisogna studiarlo e poi bisogna parlarlo. Io l’ho studiato molti anni, poi sono andata un po’ in inghilterra e poi sono venuta qui, dove devo usarlo in continuazione.”
“A me mi scoccia studiarlo, io odio studiare l’inglese, quello non serve a niente.”
“Ah no? Oramai solo quello si parla, che ti credi che basta l’italiano mò?”
“Tanto a me chemmi serve, io sono calciatore.”
“Capisco. Beh allora in questo caso… Però prova a pensare, stai giocando in portogallo, avversari francesi e l’arbitro è turco. Come ci parli con l’arbitro scusa? in italiano?”
“Ah vabbuò, allora mi imparo le parolacce in inglese e sto apposto.”


· judith vau asch, 2 luglio 2008, 20:58 ·





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