Supergiovane (Prendete e bevetene tutti)

Il mio primo giorno di ferie mi alzo all’una di pomeriggio.
Mi siedo a tavola.
Mangio della colomba pasquale, spremo tre arance, preparo un caffè.
Mi stiracchio davanti alla finestra.
C’è il sole.
Mi faccio una doccia, lavo i capelli e gli ultimi residui di lacca e matita per occhi.
Metto a scaldare il pasticcio di crespelle fatto dal signor ristoratore adriano per mia madre.
Ripeto che è ottimo.
Mi siedo a tavola.
Mia madre mi osserva fissa socchiudendo gli occhi.
Ecco, ora dirà  qualcosa di agghiacciante sulla mia condotta morale.
Invece si alza, va verso il frigo e stappa una bottiglia di vino rosso.
Ne versa in un calice (?) e me lo piazza davanti.
“Bevi. Sei bianco cadavere, hai le occhiaie. Hai la pressione sotto terra. Se ti vedesse tua zia, ti direbbe che devi far sangue. E se ti vedesse tua nonna! Bere acqua durante il pranzo! Se a casa nostra mancava il vino rosso, mia madre piuttosto non mangiava, non si mangiava senza mezzo bicchiere del nostro vino rosso. Avanti, bevi, rimettiti un po’.”
Fisso mia madre sconvolta.
A casa io non bevo mai. Nulla. Non reggo un cazzo l’alcool, mia madre lo sa.
Da questo, deduce irrimediabilmente che io non lo beva neanche fuori, di casa, e mi fissa come dicendo “Su, mezzo bicchiere di vino non ha mai fatto male a nessuno”.
A quel punto io sto ancora tentando di digerire gli havana 7 cola della notte dalla quale sono reduce, mischiati al cannabinolo, all’hashish, al caffè, e in ultimo alla spremuta di arancia. La sera prima ho invece mischiato havana 7 cola e traminer, che però non era Gewurz e faceva schifo al cazzo, così ho dovuto supplire con un chilo di patate fritte e qualche etto di meringata. La sera prima ancora , ho mischiato martini rosso e vino rosso di pessima qualità , i miei amici invece rabarbaro allungato e vino rosso di pessima qualità , e così via, per tutta la settimana, per tutti i mesi così.
Così, dopo notti e notti di inverecondi mistiaggi etilici, dopo la mia prima notte di ferie, durante la quale ho ballato per cinque ore consecutive fino a farmi sanguinare i piedi e farmi uscire le vesciche, dopo che ettolitri di alcool sono probabilmente transitati per il mio esofago, mia madre, la mia stessa madre, mi mette davanti un bicchiere di vino rosso esortandomi a riprendermi un po’.
Quod me nutruit, me destruit.
Sotto lo sguardo benevolo e ignaro di mia madre accenno un sorriso poco convinto, sono le due e io ho già  ricominciato a bere.
Le cose si mettono bene.
Scontro il mio calice contro quello della mia amorevole famiglia e me lo porto in camera ridacchiando.


Il dottor Gonzo non si trova, e quindi io e il buon Disma andiamo a bere il caffè in mezzo alle famigliole del mulino bianco festanti per il loro beniamino che è appena resuscitato.
Noi disadattati siamo usi fare spesso di queste cose, come andare ad ubriacarci nei bar frequentati da sedicenni in pieno torpore erotico.


Torno a casa e penso bene di rimettermi a letto.
Sono le cinque e tre ore in piedi per il mio primo giorno di ferie sono sufficienti, mi rimetto in pigiama e avvio una moretti session.
All’altezza di Sogni D’Oro decido che amore è quando riesci a dire quali scarpe scarterà  prima che lo dica lui. (Se non sapete di che cazzo sto parlando andatevelo a vedere che male non fa).
Alle otto e mezza decido che tre ore concentrati per il mio primo giorno di ferie sono sufficienti, ma si connette il mio amico Manhattan, al quale dò la notizia – con supporto fotografico – dell’esistenza dell’uomo della mia vita nell’arco di meno di cinque chilometri.


Esiste e ne ho le prove.
Gira con aria rincoglionita e sguardo poco intelligente per le piazze del circondario, vestito in modo improbabile e mi segue con lo sguardo, ed è assolutamente perfetto, perfetto signori.


Nel frattempo si connette Gogo che mi informa che stasera ha voglia di bere, inizio a pensare che ci sia una congiura alle mie spalle per farmi venire la cirrosi e spartirsi i miei averi.
Così si fanno le nove e – indovina? – è di nuovo ora di andare a bere.


· judith vau asch, 25 marzo 2008, 02:26 ·





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