Confessions on a dancefloor [Fasci di percezioni, manzi new wave, signorine DC, Andreotti e qualche ciellino]
In effetti non credo di essere ancora morta. Cammino come un corpo morto che cammina, parlo con la saggezza di un morto, ho il fascino di un cadavere in decomposizione e la cordiale simpatia di uno zombie di Romero, ma suppongo di essere ancora viva. Desumo questo empiricamente, non altrimenti. Della filosofia moderna, una delle asserzioni che maggiormente mi affascina (assieme alla poesia del fuscello* di Pascal, che poesia non è, ma che fu in grado di commuovermi, fisicamente, con le lacrime intendo, quando la lessi. Episodio che mi turbò molto, in effetti) appartiene a Hume. Noi non siamo altro che un fascio di percezioni. Alla resa dei conti, escludendo ogni altra matrice fisica che non possiamo provare, noi non siamo altro che un fascio di percezioni. Tolto tutti, tolti gli orpelli, le speculazioni metafisiche, le costruzioni filosofiche, a riprova del fatto che siam vivi non resta che il prender coscienza del fatto che sentiamo il mondo. Punto.
Ecco, così di tanto in tanto arriva a destarmi dal dubbio che io possa essere deceduta una scintilla, un non so cosa, un brivido umanoide, una scossa cardiaca, un pensiero un pelo più scuotente della media. “A-ha!” mi dico, rieccomi, sono proooooprio qui.
L’ultima conferma del mio stato in vita in ordine di tempo si manifesta, come presumibile, sotto le spoglie di un ventunenne con cravattino seventies e cappello in feltro. (Esatto, i miei lunghi pipponi intellettualoidi è sempre lì che conducono, alla copula).
Ad ogni modo.
Domenica sera io, Gogo, Evenjn e una donnina che chiameremo Lola per via del suo smisurato amore per i rastamanni (?) andiamo al Banale, lugubre e spartano club per la gioventù alternativa del padovano, che per l’occasione ha imbandito una festa erasmus alla quale di straniero fortunatamente c’è solo un grumo di spagnole e qualche pugliese. Musica di merda, il locale è stipato come il treviso mestre delle sette e mezza.
Ora, chi mi legge dai miei tre anni di gloriosa attività lo sa, ogni volta che io frequento un locale pubblico, lo faccio col preciso, esclusivo ed esplicito intento di trovare selvaggina muschiosa. Lo dico sempre io, è la cacciagione che muove il mondo, sennò ce ne staremmo tutti sul divano a mangiare carote.
Tuttimodi, il caso vuole che l’istinto primordiale sia domenica sera particolamente odoroso, ed entro al banale avvolta in una densa nube di ormoni orbitanti, come l’ atomo con i suoi bravi elettroni attorno.
Gogo quando mi vede sorride compiaciuta, e ne ha ben d’onde. Sfoggio per l’occasione la mia migliore tenuta british metropunk, tra la riga bianca e nera e la divisa da scolaretta.
Complice una frangetta particolarmente pertinente, non fatico a farmi passare per inglese di Norfolk, e tempo pochi nanosecondi sulla mia mano campeggia il fatidico RIDUZIONE ERASMUS grazie al quale prendo la mia acqua naturale a cinquanta centesimi.
Ora, mentre vago con lo sguardo bovino in mezzo al marasma di carni ondeggianti, scorgo questo soggetto che continua a comparire qua e là tra la folla, ora c’è, ora non c’è, il suo cappello Borsalino mi fa cucù cucù. Inizio a raspare con la zampa nella polvere sbuffando forte dal naso e mi si dilatano le pupille.
Emetto un grugnito inconsulto che attira l’attenzione di Gogo, la quale cerca di riportarmi alla condizione umana, un po’ come quando si cerca di arginare un licantropo in metamorfosi, e attiva il radar:”Chi?? Dov’è??”
Ormai perduto l’uso del codice verbale umano, con una serie di ulteriori grugniti e con la mimica facciale faccio per indirizzarla al capriolo nella vasta prateria arsa dal calore del dancefloor. (Che in realtà altro non è che una spianata di cemento armato, ma noi badiamo alla sostanza.)
“Cappellino cravattino?”
“Mmmmmggggfdfffffff”
“Nnnon male mh mh. Questo stile… urban downtown downtempo newwave beckenbauer” (gogo tende a farsi trasportare dalle classificazioni improbabili, oltre che ad una certa prosaicità, specie quando inveisce contro le Forze Dell’Ordine o i CiEllini, soggetti veramente disgustosi, direi, la feccia proprio)
Non appena riacquisto l’uso della parola e i sei milioni di anni di civiltà momentaneamente sospesi decido di capirne di più, e contestualmente di fermare Gogo già pronta a partire all’attacco con un Ciao Borsalino, fashion new lounge underground dark side of the moon The pen is on the table, adesso tu vieni a conoscere la mia amica, hai capito, altrimenti io mi arrabbio moltissimo, e mi vedi, sono cinese, e una cinese arrabbiata è l’ultima cosa che ti consiglio, anzi, ora che ci penso mi stai facendo incazzare moltissimo con questo tuo atteggiamento di sfida, chi cazzo pensi di essere, no adesso me lo dici capito, adesso tu mi dici che cazzo hai da guardare, guarda che io
No.
Faccio da sola.
Ovviamente riperdo di vista il tale, e ancora prima di ritentare la sorte Gogo mi ha già trascinata in mezzo al dancefloooouuuur al grido di ANDIAAAAAMOABALLLAAAAAAARE.
Il caso vuole (davvero, il caso proprio, perché io sono piccola, e in mezzo alla gente ho il campo visivo di Andreotti quando aguzza la vista oltre la gobba) che scorga Borsalino poco distante.
Anche Borsalino deve scorgere me poco distante, perché nel giro di qualche secondo intimidiamo la platea con una sequenza di passi sincopati che la sottoscritta dimostra di apprezzare. Mi piacciono gli uomini che sanno ballare, è una grande riprova di stile, nonché un retaggio animale non da poco.
Dopo qualche secondo decido che non serve proseguire oltre con la danza delle api e partecipo, come vuole la tradizione, ad un ballo demenziale con Gogo, Evenjn e Lola, che consta, si, insomma, dello scambiarsi di posto cercando di non scontrarsi, saltellando, come una manata di cerebrolesi, niente di più.
Fumo una sigaretta con borsalino, il quale ben presto dimostra una timidezza che non avevo messo in conto e che inizia ad esasperarmi non poco, perché io sono terrona e vecchia maniera, e il rigido protocollo delle signorine di buona famiglia democristiana non si infrange nemmeno per johnny depp col culo all’aria.
Si, io sono sessualmente DC.
Così, a fine serata manco l’ombra di una chiavata, ma che dico, una di quelle cose che fanno i giovani d’oggi, tipo scambiarsi il numero di telefono, bere qualcosa, che cazzo ne so. io lo dico sempre, non lo so come funzionano questi rituali moderni.
Nel frattempo Gogo ha abbordato un turco (?) che studia a Bari (?) e che è a Padova perché di passaggio da Amsterdam.
Ortodossia interetnica, mica cazzi.
Riesco a strappare da Borsalino la notizia interessante che domenica prossima sarà di nuovo lì, e deve davvero parergli di toccare l’apice della scabrosità quando balbetta …se ci sei...
Sarà un merluzzo ma quando balla è la fine del mondo, ci puoi scommettere fratello, ci puooooooi scommettere.
Sempre che entro domenica prossima io non mi sia convinta di essere morta di nuovo, e allora siamo punto e accapo, e vaffanculo sempre la stessa storia.
*“L’uomo non è che un fuscello, il più debole della natura, ma è un fuscello che pensa. Non è necessario che l’universo intero si armi per spezzarlo, bastano un po’ di vapore, una goccia d’acqua, per ucciderlo. Ma anche quando l’universo lo spezzasse, l’uomo rimarrebbe ancora più nobile di ciò che lo uccide, poiché sa di morire, mentre del vantaggio che l’universo ha su di lui, l’universo stesso non sa niente. Ogni nostra dignità consiste dunque nel pensare. Sforziamoci dunque di pensare correttamente: ecco il principio della morale.” (B. Pascal, “Pensieri”)
· judith vau asch, 16 Gennaio 2007, 04:06 ·
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— Cicciosax 16 Gennaio, 12:34 pm #
— j 16 Gennaio, 01:28 pm #
domenica prossima saranno tutti al banale a cercare una frangetta british (o deaddish).
— ooooo fish 16 Gennaio, 06:17 pm #
non si fa così, hai perso 13.000 punti, scialacquatrice.
— Giorgio 16 Gennaio, 10:38 pm #
Stoccafisso, non credo proprio, fortunatamente di lettori veneti non ne ho molti, e comunque tendo a non curarmi di nessuno, tranne che dei borsalini.
— j 17 Gennaio, 02:45 am #
veniamo al dunque, quindi.
ebbene:
GHESBOrRO
quello con la “r” monovibrante che nessuna tastiera ne monitor, (ebbene si. nemmeno quella di un mac che dimenticavo di enumerare tra le sue elezioni) può riprodurre.
vado a masturbarmi.
— venetian fish 18 Gennaio, 10:44 pm #
— j 18 Gennaio, 10:50 pm #