...Ancora ormoni [Franz Ferdinand, Mr Mackey e la scacchistica russa]

Un post pieno di parole straniere.


Il problema è sempre l’approccio. Come circuire un diciannovenne senza fargli paura?
La fase di attacco è sempre stata il mio forte, per quanto l’abbia messa in pratica pochissime volte. Sono troppo pigra anche per abbordare. Giuro. Così mi sono sempre abbandonata ad un fatalismo visionario (“massììì... chi mi ama mi segua… yaaaawn…”) o ad un laissezfairismo becero (“massìììì... tu fai, io ti seguo”).
(Meta-post: Guardo il mio gatto alla ricerca di una dotta ispirazione, ed è sul letto a leccarsi i genitali tutto compìto. Riesce ad essere chic anche quando si fa la pulizia del pipino con le zampe aperte e la testa in mezzo).
Dopo l’uscita con l’esecrabile squaletto, continua a ronzarmi per testa questo giovine conosciuto nella peccaminosa aulettaâ„¢. Come lo vedo annuso immediatamente il target. Intellettualicchio, urban chic tendente al blasé, buona famiglia, bene educato, abbastanza à  gauche per essere l’unico ad afferrare una mia sibilata su Moretti, ma inevitabilmente, insesorabilmente, drammaticamente piccolo.


No. E’ piccolo.


E’ piccolo.


E’ piccolo!


E’ piccolo, si vede, ha la faccia da piccolo, gli occhi da piccolo.
Mi sento una iena impenitente, però quelli così mi fanno una cosa alla pancia.
Il mio ultimo compagno mi ha fregata così. Con una faccia strafottente granella di nocciole su letto di crema alla vaniglia e papaya e quella perenne aria svagata, assente e nichilista che ordinava “DONNA, innamorati di me.”
Ci casco sempre.
Così questo biondino con la boccuccia sempre umettata e gli occhioni incorniciati dall’inevitabile occhiale weimar in salsa Missoni, il capello boccoluto oxford e il jeans cascante mi pare un putto stylish ancora odoroso di latte testè sbucato da un video dei Franz Ferdinand. E capite, i piccoli frutti succosi autunnali sono proprio quello che ci vuole alla vostra decrepita judith.
Sii il mio bastone della vecchiaia, figliolo, ed ora, cortesemente, spogliati.
Una sera ci troviamo per caso io, l’amico Franz Ferdinand (chiameremolo così, ma vi garantisco che ha un nome che meriterebbe di essere adoperato così, apertis verbis) e una Gogo pià ansimante che mai per via della contestuale presenza di tale Mr Mackey (esatto) così chiamato a cause di una snervante tendenza a far chiosa ad ogni suo discorso con un tristissimo ‘piiiito?, pallido, smunto, magro e trasandato. Assolutamente insipido, ma alla demoniaca cinese piacciono così, manipolabili.
Franz Ferdinand ci racconta che lui non ha parlato fino a tre anni. Poi un bel giorno, era il giorno del suo compleanno, azzardò una timida parola, e dopo un istante di sbigottimento generale i presenti cacciarono grida di gioia cenerizzandolo dallo spavento. Il piccolo Franz Ferdinand pensò che non valesse proprio la pena parlare per farsi venire ogni volta un non trascurabile infarto, e così rimasi muto fino a quasi cinque anni.
Questo episodio mi rende immediatamente simpatico il tipo, che presto dimostra una inquietante paranoia per il banco del Matto, coi suoi libri di arabo, russo, calcolo dei differenziali e il topo (finto). Ci gira attorno in silenzio ripetendo a bassissima voce questa cosa mi inquieta, poi chiede al primo che passa informazioni sul soggetto e si rimette a vagare intorno al tavolo, quasi incantato dalla dose di disadattamento che sottende.
Nonostante parli dai cinque anni di vita, pare avere comunque optato per una generale parsimonia nell’emissione di suoni, siede tranquillo, si fa i cazzi suoi e ogni tanto mi domanda lume sui miei studi, che, va detto, incuiriosiscono tutti. (Il mio banco è l’unico dove si trovano, manuali di etologia, diritto penale, etnografia e storia dell’islam contemporaneamente. Quando la gente non ha un cazzo da fare viene da me e parte con un:”Scusa, posso farti una domanda?”, a cui segue un mio sospiro e l’inizio di una spiegazione che solitamente scoraggia tutti).
Da un po’ di tempo non vedo pià il tale. Voci confermate lo danno a Trieste in una facoltà  in cui per un pelo non sono finita io, ma che qui non menziono a causa di una sua inflazione devastante che impennerebbe anche alla sua sola pronuncia.
Mal che vada, mi resta sempre MrMackey.
“Non vedo pià il tuo amico in giro.”
“Aaaah, si, ‘anz ‘dinand, ‘piiiito…”


Vi lascio. Torno al mio compendio di storia della schacchistica russa.


· judith vau asch, 18 ottobre 2006, 20:17 ·






  1. p.s.v.    ott 19, 15:43    #

  2. j    ott 19, 16:38    #
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