Seghe

1 marzo 2008, 08:44

“Scopiamo!”
“No, si prende l’aids.”
”... usiamo il preservativo?”
“No, si va all’inferno.”
“Beh… Allora...”
Neppure.”


Io, Fidel, Brian Eno, Samuele Bersani, i Delirium, Marcel Marceau.

27 febbraio 2008, 18:55

Convincere Castro a mollare non è stato difficile, il difficile è stato convincere Minà .


[Cuori Infranti – Risponde Zia Elle su Emme#23]


Pià Minà 


D i s t e n s i o n e (Love Matteo Bordone Love)

23 febbraio 2008, 06:12

Su questo blog non si parla da un bel po’ di manzo.
Essendo che la caccia al manzo è l’attività  prediletta dalla tenutaria del blog, mi sa che ci vuole un refresh, prima di andare a chiudersi in qualche bettola (come dice mia madre) a smaltire la sobrietà  incresciosa di questa settimana, perché, come dice il vecchio Berija da quando i medici gli hanno imposto l’analcolismo forzato


Mio dio, sabato sera e sono sobrio. Avevo dimenticato quanto fosse deprimente essere sobri il weekend.”


Voglio diffondere, ad uso e piacere dei miei lettori tutti, e incalzata dalle continue illazioni su quale possa mai essere un vero manzo certificato secondo judith, la lista ufficiale di esemplari maschi che, posta da uno a dieci la quotidiana oscillazione di feromoni osservabile nella sottoscritta alla comparsa di manzo, vincono undici.
Sono da tale lista esclusi due soggetti: uno perché è sposato e ci sono andata a letto e si sa mai e uno perché ci legge, anzi, dice di non leggere ma secondo me legge eccome.


1) Bordone, Matteo.
Tutto quello che c’era da dire l’ha detto un’invasata in questo blog, che purtroppo pare chiuso. Bordone è l’uomo che ogni donna come me sogna: colto, cinico, trasandato, porta gli occhiali e usa parole come pentapartito, che basta da sola a farmi venire.
Il mio amore ha la benedizione di niente di meno che Sir Francis, che è difficile parecchio.


2) Coppola, Massimo.
Mio conterraneo, se la tira, scopata ermeneutica.


3) Rivera, Andrea.
Andrea Rivera è bellissimo. Mi fa anche ridere e odia il papa. Non rido con un uomo dal ‘98.


3) Moretti, Nanni.
tranne quando scopa.


4) Buscemi, Steve.
Come quando uno è fissato coi freak, sai, quelle cose malate, quelle cose perverse. Steve Buscemi è orrendo ma non posso farci niente.


5) Gahan, Dave.
...


6) Bianconi, Francesco.
Vedi alla voce Coppola, solo che non è nato a salerno. E’ di siena e si vede.






[ps: questo blog tifa Kosovo per il puro gusto di farlo.]


Meglio frocio...

19 febbraio 2008, 05:58

Carlo, mi capisi no! Te ghet 30 an e mai una tusa insèma! ma la te pias minga la Maria, la tusa del prestinè?

No mama, la Maria la me pias no.

Ma mi capisi no!? E la Cinzia la tusa del farmacista?

No mama, quela li la me fa schivi.

E la Gina, la tusa del feramenta?

No mama, la Gina la me pias no.
Mama, a mi me pias el Rocco, el peruchè.

El ROCCO ?!?!?!?!?!? Ma quel li l’è un teràn!!!


[Peregrinazioni notturne nella giungla padana per i miei appunti di Antropologia Verde]


Morte a Venezia

17 febbraio 2008, 17:22

Scomparire a Venezia è tutta un’altra cosa.


Nouvelle Plague.

16 febbraio 2008, 08:08

Dopo questo io e Isobel decidiamo finalmente che con il cinema francese può bastare anche così.


[memo-tag per il prossimo post: l’inutilità  di un film di chabrolquanto mi fa sesso morettila ricomparsa di lei quasi quasi m’innamorogrosso guaio a chinatown. Appena ho il tempo di realizzare di stare al mondo giuro che scrivo tutto. buonanotte.]


Brotherz 'n sisterz

15 febbraio 2008, 00:10

Dove sei stata?
Mah un po’ a Milano.
E che sei andata a fare, a drogarti?
Io no, tu?
Io la domenica ho l’antidoping, a te l’antidoping si sogna di fartelo mai nessuno?
Fortunatamente no, ci manca solo l’antidoping.



Mio fratello sta con una skinhead di sedici anni.
Lo scopro incappando in due foto che tiene nella sua scrivania in cui frugo per altri affari.
In una c’è la donnina rasata. Dietro, la donnina rasata deve avere presumibilmente scritto fanaticherie al saccarosio condite di cuoricini e smak, al mio comply (16!!!!) dove c’eri anke tu pulcino mio.


Pulcino mio.
A un mostro alto un metro e ottanta prossimo per mole ed indole ad un carro armato sovietico, che di giorno fa il pilone e di notte sabota automobili di cilindrata superiore ai 2.2 turbo.
Pulcino mio.


Nell’altra foto, la suddetta skinhead abbraccia teneramente un’altra donnina, invero molto pià graziosa. A penna, i nomi delle due primule, di cui ricordo solo giuly, che è il nome della sana delle due.


Mi pare di riconoscere giuly nelle sembianze di una donnina che un giorno mio fratello obbliga a venire a casa per una partita di rugby. Il silenzio regna sovrano nella taverna dove si mettono a guardarla, e non certo per torbidi intrallazzi.
Quando scendo per recuperare un paio di scarpe rosse nella scarpiera che sta nella stanza di fianco alla taverna, con la coda dell’occhio scorgo la donnina giuly raccolta come un gattino sul divano. Mio fratello le ha generosamente concesso di rilassarsi sotto ad un plaid a patto che non faccia troppo rumore per non disturbare i giocatori in campo, mentre lui siede, rigido e pensieroso, di fianco a lei.
“Ciao”, mi saluta compìta sollevandosi dal suo angolo di divano con i capelli un po’ arruffati.


Con la foto in mano, realizzo che mio fratello si porta a casa a vedere le partite di rugby la migliore amica della sua fidanzata, che è una scoppiata che fortunatamente non ha mai messo piede qui dentro, e farà  bene a non mettercelo finché per casa girerò io, nota esperta in pratiche vessatorie a carattere psicologico, sevizie morali e sermoni scacciapassere iper-rabbrividenti, nonché esponente di spicco di una famiglia globalmente intransigente.
Sperando ardentemente che il triangolo si concluda in favore dei giovini adàlteri, rimetto le foto dove le ho trovate e scivolo dalla stanza sghignazzando come un’anguilla isterica.


Auguri di buon anno [L'amore ai tempi dell'MDMA, Amy Winehouse e un anno-maiale che se ne va]

7 febbraio 2008, 05:01

Potrei raccontarvi di come ieri sera mi sia improvvisamente trovata a casa da Rialto che ero senza passare dal via, di come fossi così ubriaca, drogata e priva di qualunque residuato di dignità  civile da sedermi sugli scalini del ponte e partire in loop con una nenia sepolcrale in mezzo alla fiumana di gente che era evidentemente dell’avviso che martedì grasso non è una scusa per bere ma l’ultimo giorno di carnevale.
Potrei anche raccontarvi della mia tenuta di ieri sera già  che ci siamo, dirvi di quanto ero bellina, simpatica e socievole, ma solo finché non sono caduta sotto gli strali di un down colossale, così che tutti gli astanti hanno tirato un sospiro di sollievo ed esultato:”Finalmente! Questa è la donna che conosciamo”.


stasera vi parlerò di Amy Winehouse.
Amy Winehouse è una donnina molto stramba e per lo pià ebrea che da qualche tempo occupa la scena musicale mainstream per due ordini di motivi:
a) ha una voce che spacca.
b) è andata completamente fuori di zucca.


Amy Winehouse è una rara creatura dello showbiz che è arrivata lì dove è arrivata per doti esclusivamente artistiche. Non è bella, non sa ballare, non si sa truccare né vestire à  la mode. E’ un personaggio socialmente indesiderabile e bersaglio frequente di innumerevoli detrattori, epperò quando apre la bocca ubriaca fradicia sui palchi di mezzo mondo, i giornalisti restano con la matita a mezz’aria, le fighette lacrimano e le platee si zittiscono, perché questa donna ha una voce strana e profonda che non ha un cazzo a che vedere con nessuna altra al momento attuale.


Amy Winehouse canta e la gente tace, ma essendo che Amy Winehouse non sa fare altro, non gira per le butìc delle capitali europee, non frequenta vips (pià che altro, nessuno è disposto a frequentare lei) e non presenzia ad eventi mondani (leggi: nessun pierre si fa passare per l’anticamera del cervello la malsana idea di invitarla), va da sé che si apre un buco spaziotemporale in cui la gente sta a guardare che cazzo fa questa quando non è sul palco, e quando Amy Winehouse non è sul palco a far tacere la gente, è in giro a causare problemi.
Amy Winehouse poteva essere giudicata appena passabile qualche anno fa, una donnetta appena un po’ in carne con un viso canino, una marea arruffata di capelli neri e un muso troppo prominente.


Poi un bel giorno Amy Winehouse sbroccò. Iniziò a trovarsi per le mani un po’ di soldi e dovette presumibilmente decidere che fino alla fine dei suoi giorni quei soldi sarebbero andati in: droga, alcool, parrucchiere*.
Dimagrì in modo spaventoso diventando se possibile ancora pià tetra e raccapricciante, diede istruzioni a chi si occupava della sua criniera di raccogliergliela a mo’ di tappeto persiano in testa, cosìcché da un metro e sessanta che è alta*, quando si para a festa raggiunge i due metri e ottantacinque, e per abbellimento estetico concepì un mostruoso trucco nero sugli occhi, una sorta di rigurgito di eyeliner che le arriva fino alle tempie, e innumerevoli tatuaggi raffiguranti donnine nude, scritte prive di senso e animaletti desolanti. decisamente poco trendi.
Solitamente gli stilisti scelgono gli astri nascenti come testimonial, gli dicono pressappoco, tu sei bello e dannato, piaci alle sciacquette che rappresentano il potenziale acquirente del nostro marchio e sei sempre in giro per il mondo, pensavamo a te come cartellone pubblicitario semovente. Noi ti diamo i vestiti aggrà tis e tu te li porti sempre in giro con te, e non metti i vestiti di nessun altro all’infuori di noi, noi ti mettiamo alle calcagna qualcuno che decide cosa metterai per portare il cane a pisciare, per la cerimonia dei grammy, per la cena con zia teresina e per incontrare il tuo pusher a corso como.
Con il risultato che questi giovani di belle speranze, così belli e così dannati, altro non sono che scialbi mannequin ora di armani, ora versace ora di cavalli.


Ma a Amy Winehouse, che sceglie i colori da indossare in base al possibile accostamento cromatico con quello che vomiterà  tre ore pià tardi, usa borse tarocche e viene eletta la donna peggio vestita del millennio, non se la caca nessuno, e così questa pallida creaturina smunta e terrificante gira per i sobborghi di londra conciata nei modi pià indecenti *, che by the way, sono dalla sottoscritta assolutamente sottoscritti, ma continuiamo.


Socialmente Amy Winehouse è un fallimento totale*.
I giornali provano un piacere perverso a rincorrerla per i pub dove si rintana con gli amici presumibilmente pià svalvolati di lei e a fotografarla mentre si prende a botte con chiunque le capiti a tiro, vomita, piange, beve (“We can reveal she’d guzzled champagne for breakfast and had a liquid lunch of vodka, whisky, Baileys and liqueurs. She also hit the bar in the Green Room at the TV show.” ghigna tutto soddisfatto il Mirror), che sono le uniche attività  in cui figura coinvolta questa donnina sulla carta stampata anglosassone. Tutto questo non giova alla sua immagine come succede di solito, perché Amy Winehouse non è per niente trendi, per lei niente buona pubblicità : Amy Winehouse è drogata ed ubriacona sul serio, si fa l’impossibile e beve l’inimmaginabile perché è depressissima, annoiatissima e paranoica a palla*.
I suoi fans le implorano di ricoverarsi e lei per tutta risposta li mena e si colleziona variopinte denunce.
I suoi amici si divertono a riprenderla mentre si fa, ed essendo che è fatta e ubriaca e parla a vanvera, fanno in modo che racconti nel dettaglio della sua turbolenta vita psicotropa. Poi spengono il tasto rec e mettono tutto su youtube.
I fotografi la ritraggono negli stati pià impietosi, fuori dalle galere di mezzo mondo da cui entra ed esce, fuori dai pub, sui palchi barcollante.


Tutto questo, la nostra giovane amica, lo prende con molta filosofia. Non avendo imparato niente dalla lezione della ben pià bella, ricca e fortunata Kate Moss, quella che si faceva di coca e pammm, il mondo ai suoi piedi, solo perché lei era così algida e silenziosa che le si poteva perdonare tutto, Amy Winehouse delira in continuazione e casca come una pera cotta in tutte le trappole che le tendono. Epperò dice sempre un sacco di cose semplici e sensate. (“I went through every eating disorder you can have. A little bit of anorexia, a little bit of bulimia. I’m not totally OK now but I don’t think any woman is.”)


Quello che salva Amy Winehouse dal famoso saltellino che compiono pià o meno alla sua età  i tipi scontrosi e con problemi di sociazione è, come sempre, l’ammore.
Amy Winehouse sta con un tipo fuori quasi quanto lei, sono molto bellini insieme e fanno tutte quelle cose che fanno le persone un po’ disadattate quando sono innamorate, ma veramente innamorate, tipo picchiarsi a sangue, insultarsi, fare scenate inverosimili, minacciare il sucidio e sfinirsi di crisi isteriche.
Si, l’amore insomma, quello vero.
Così i due compaiono insieme davanti alla polizia, insieme fattissimi ai bordi delle strade, si sentono reciprocamente i concerti e quasi si ammazzano se gli gira bene.
Un bel giorno Amy Winehouse decide comprensibilisssssssimamente di invitare una camerierina di un qualche albergo nella sua camera da letto, tanto per fumarsi insieme una canna. Va a finire che poi arriva sempre pià gente e finisce in qualcosa di simile ad un’orgia.
Che cazzo di male c’è.
Ad ogni modo, arriva il suo fidanzatino, che la trova in quelle condizioni e le dice che è finita e che non vuole pià avere a che fare con lei.
Allora Amy Winehouse si fa come il demonio, e lo picchia a sangue.
Poi si abbracciano forte forte e si giurano eterno amore, come dovrebbe essere l’amore insomma.
Così conciati, si presentano al belmondo.


Per questi ed altri motivi, posso dire che Amy Winehouse è una donnina con la quale non riesco a fare a meno di solidarizzare, mi sta simpatica e credo che il prossimo gin lemon che mi farò strizzata in abiti sempre pià improbabili, con l’eye liner che inizia a colarmi e in prossimità  di una ennesima crisi di pianto, me lo berrò alla sua salute.


Buon anno. (che tra l’altro, è anche quello del mio segno.)


*: come noi.


PER-FET-TO [Una disinvoltura quasi arrogante, Gesà Cristo alle prese con la birra e Solange Blondeau]

2 febbraio 2008, 08:13

Cari amici.
Ho recentemente avuto la riprova, in un modo piuttosto curioso, che state diventando sempre pià numerosi, il target dei miei lettori medi si estende e questo non può che riempirmi di gioia, anche perché io sostanzialmente non scrivo un cazzo, e sapere di avere un mucchio di gente che ti segue con interesse per il solo fatto di non scrivere un cazzo non può che rendermi una persona contenta di vivere.
Musicovery passa Rosa Passos perché io ho impostato il mio umore tra positive e calm, e il solo fatto di potere fare una radio in base al mio umore è una cosa fantastica.
Ovviamente ho impostato positive perché ho voglia di canzonette, e calm perché stordita dagli abusi vari di cui mi Pregio.
Vivo in un periodo di fervore accademico straordinario.
L’altra sera ne parlavo con il vecchio GesàCristo all’altezza di Campo Santa Margherita, mentre aspettavamo che il resto della brigata uscisse dal bar dove era stato presumibilmente ordinato il decimo spritz e che altra gente iniziasse a suonare.
“Io odio la gente, però amo le persone, le amo, sono bellissime, sono innamorato delle persone, però odio la gente.”
Non era solo ubriaco GesàCristo, cercava di esprimere invece un concetto piuttosto pregnante, in quanto io poco dopo ho aggiunto
“Io invece odio le persone però amo la gente sul vetrino, amo la gente quando sta sul vetrino e la trovo bellissima.”
Poi è arrivato Robespierre, per l’occasione avvolto in mantello nero e frac che lo rendeva scopabile +9.5, che mi ha impedito di andare a presiedere al concerto e mi ha meschinamente ricacciata nel bar dove con fare sornione mi ha fatto bere di nuovo, che agua ardiente significa acqua ardente, e indica i distillati, hai capito, tutti i distillati, e quindi anche il rhum, quindi, possiamo anche dire che per un certo verso hai ragione.
[Noooooo ragazzi non ci siamo, non ci siamo proprio, sono le sei e io sono di nuovo ubriaca.]


Il punto è che la mia morbosa passione per l’antropologia sociale


“Mi ricorda il suo cognome?”
“Vau Asch professore.”
“Ah si. Ecco il suo compito. Nulla da dire, è perfetto. Scritto benissimo. Lei maneggia la materia con una disinvoltura quasi arrogante.”
“Beh, la ringrazio professore.”
“Vuole continuare ad avere a che fare con l’antropologia sociale?”
“Si. E’ il secondo esame che dò con lei.”
“E il primo com’era andato?”
“Trenta e lode professore”
“Ah. Certo.”

la mia morbosa passione per l’antropologia sociale ha reso la mia vita sempre pià pericolosamente simile ad un vetrino, e io con l’affanno osservo le mie cavie dimenarsi sotto le luci al neon. Mi importa della gente solo nella misura in cui possa auto-svelare i meccanismi del suo funzionamento e la quantità  di bug che nasconde. Questo è insano.
Adoro i bug.
Io sono un fenomeno. Incanto le platee con sintassi ipnotiche e giudizi sprezzanti, e chi siede su quegli scranni non sta facendo altro che crescere un piccolo faust con la spillina di bratislava appesa alla giacca di velluto e le guanciotte rosa che venderà  presumibilmente l’anima al diavolo in cambio di qualche nozione di relativismo cosmico ed etnocentrismo anale.
Sto per causare guai, e ancora continuerei a tessere la tela, se non sopraggiungesse provvidenzialmente la mia inguaribile vigliaccheria a ricordarmi che per raggiungere gli Obiettivi Della Vita (Condurre una vita serena, non dire parolacce e trovare che sì, fare del mobbing solo perché io sono bella e tu stupida, brutta e cattiva alla fine non è giusto) devo mettermi le gambe in spalla e scappare.
Scappo.
La gente mi include in dinamiche relazionali consolidate, io fungo da elemento destabilizzatore. Mi interessa tantissimo e mi terrorizza da morire. Meglio scappare.
Mi guardano, mi scrutano, mi osservano.
Io li guardo, li analizzo sul vetrino.
Siamo gente che si osserva senza dire nulla.
Io voglio bene a certe persone. Posso dirlo con totale sicurezza.
L’importante è quello. come, è secondario.


Sento di volere bene anche a GesàCristo mentre mi dondola di fronte all’altezza di Campo Santa Margherita tenendo tra i piedi una busta stracolma di lattine di birra che moltiplica e diffonde ai passanti sulla via per Betlemme.
Voglio bene al Dottor Gonzo, che ogni volta mi salva dal baratro.
Al vecchio Berjia.
A Gogo, che adesso sta probabilmente dimenando il culo in mezzo a pelossissimi esemplari di razzaccia rastamanna al Controvento, ma io non ci posso andare alla serata regghe diosanto, io odio il regghe, lo odio e odio quelli che vanno a sentire i concerti, brutti, pelosi e puzzolenti e vogliono solo ficcarmi le mani addosso, io così piccola e pulita, l’immagine della beata infanzia.


Ma soprattutto voglio bene, bene, bene a Solange Blondeau e alle sue MORBIDISSIME tette esuberanti e calde, che sono le migliori tette che abbia visto nella giornata di ieri.


(Senza considerare le tette)

15 gennaio 2008, 06:33

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[Via Sir Francis, il Risorto].


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